Chi siamo

Le Associazioni "ETICA 2001" onlus e A.I.T-Sa.M onlus  (Associazione Italiana Tutela Salute Mentale ULSS 8) che già nel momento preparatorio e propulsivo della legge hanno dato un notevole contributo organizzando corsi di sensibilizzazione prima e di formazione dopo l'entrata in vigore della legge a Castelfranco Veneto, hanno costituito un gruppo di lavoro che gestisce nel quotidiano i problemi applicativi dell'A.d.S. coordinato dalla dott.ssa Luana Calabrese e l'avv.Gabriella Folliero.

L'Amministratore di sostegno è una delle innovazioni più utili, sentite ed attese dagli interessati, dai loro familiari e da tutta la società civile, copre definitivamente un vuoto legislativo

Infatti l'art.414 del C.C. prevede che "Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, devono essere interdetti", escludendo dalla tutela tutti quei soggetti parzialmente abili che prima dell'entrata in vigore della legge, non godevano di alcuna forma di protezione preventiva. E comunque spesso i familiari rinunciavano alla tutela che prevedeva una procedura lunga, onerosa e con amputazione indiscriminata delle facoltà e delle libertà della persona.

Ora, il procedimento giudiziario, per l'ottenimento dell'Amministratore di Sostegno è semplificato, gratuito e valorizza le facoltà che possono residuare al disabile; viene messo in rilievo il valore della persona umana non più vista nell'ottica dell'incapacità, ma nella sua limitata capacità; cessano i presupposti della "negotiorum gestio" e un certo non diritto che esce di scena.

A differenza dell'interdizione, l'A.d.S.  non prevede l'amputazione indiscriminata delle facoltà e delle libertà della persona, ma un intervento mirato, che potremmo definire ortopedico, calibrato sulle effettive esigenze del soggetto debole.

A differenza dell'inabilitazione, l'A.d.S. non comporta una protezione dal solo punto di vista patrimoniale, ma anche dal punto di vista personale. E' noto infatti che il curatore dell'inabilitato, a dispetto del nome, non ha compiti di cura personale, ma soltanto funzioni di assistenza nel compimento degli atti patrimoniali di straordinaria amministrazione. L'A.d.S., invece, al pari del tutore, ha (o meglio può avere, se ciò sia disposto nel provvedimento di nomina) la cura della persona (e quindi in senso tecnico il potere dovere di: 1)  proporre e scegliere la collocazione abitativa del beneficiario; 2) elaborare per il beneficiario un progetto di vita; 3) esprimere il consenso informato ai trattamenti diagnostici o terapeutici).

Così recita l'art. 408 C.C. La scelta dell'Amministratore avviene "con esclusivo riguardo alla cura e agli interessi della persona del beneficiario:

Figura di eccezionale rilevanza è il Giudice Tutelare. Prima era solo il controllore delle tutele e curatele, non interveniva sullo status delle persone, non aveva potere di istanza ed impulso che, invece, oggo ha. E' lui che disegna le capacità del beneficiario, la ritaglia, la definisce, la estende o la comprime a seconda del progetto che gli viene sottoposto e dell'intelligenza che questo progetto deve contenere. Modula le limitazioni di capacità, dispone anche d'ufficio gli accertamenti di natura medica e quindi si fa garante che l'istituto non venga utilizzato per ridurre la capacità di un soggetto. Autorizza persino quegli atti che nelle tutele e curatele sono affidati al Tribunale, come per le autorizzazioni di cui agli artt. 375 - 376 C.C.

La Legge sull'A.d.S. ha già dato luogo a diversi problemi interpretativi ed applicativi; non sempre è possibile richiamarsi solo a principi giuridici ma anche a concetti filosofici. Mi piace citare quello che scriveva Pietro Calamandrei: "Il giudice deve cercare di introdurre nelle formule spietate delle leggi la comprensione delle ragioni umane, illuminate dalla pietà."

Il Nuovo Istituto nasce proprio dall'esigenza di trovare un'alternativa più duttile ed empirica all'interdizione, considerata da molti una misura troppo rigida e "totalizzante", di sapore "manicomiale e istituzionalistico", inutilmente mortificante e priva di valore terapeutico: In difinitiva, un relitto storico che il legislatore avrebbe dovuto eliminare, sull'esempio di quanto avvenuto da tempo in altri paesi, e la cui sopravvivenza sembra fosse legata a motivi di "realismo politico", ossia al timore - emerso durante la gestazione della legge 6/2004 - che, insistendo per cancellare l'interdizione, si sarebbe corso il rischio di rallentare, o addirittura di compromettere, la genesi della nuova figura dell'amministratore di sostegno. Più in generale, è opinione ampiamente condivisa che la mancata abolizione dell'interdizione, o almeno una sua radicale riforma, rappresenti un'occasione perduta, che i conditores del nuovo istituto non hanno saputo cogliere per poco coraggio.

Tuttavia, ad attenuare la delusione per la scarsa lungimiranza mostrata in sede normativa, soccorre il diffuso pronostico, per il quale l'amministrazione di sostegno determinerà, nella prassi, la scomparsa dell'interdizione giudiziale e dell'inabilitazione, destinate a conservare, tutt'al più, un ruolo assolutamente marginale nel sistema delle misure di protezione e tutela degli incapaci.